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Voto all’estero e rischio brogli

12 Apr

Voto all’estero e rischio brogli spunta telefonata a Dell’Utri

REGGIO CALABRIA – "Ciao Marcello, sono Aldo, Aldo Micciché. Posso darti una mano qui in Sudamerica?". Due, tre telefonate tra gennaio e febbraio. Ci sono un ex politico democristiano oggi imprenditore del petrolio in Venezuela da una parte e Marcello Dell’Utri dall’altra. È lui, il senatore di Forza Italia ricandidato al parlamento, l’uomo al quale la cosca calabrese dei Piromalli, attraverso la regia del misterioso uomo d’affari di origine calabrese Aldo Micciché, avrebbe offerto di procurare circa 50 mila voti truccando le schede bianche. In cambio, avrebbero dovuto essere versati 200mila euro. Il sospetto della procura di Reggio Calabria, che indaga sul caso, è che siano state fatte anche promesse di benefici sull’applicazione del 41 bis ai detenuti e di revisione dei processi.

Richieste mai arrivate, a suo dire, al senatore di Forza Italia, che non risulta iscritto nel registro degli indagati.
Ufficialmente, ciò che al telefono Micciché propone a Dell’Utri è l’organizzazione del voto degli italiani in Sudamerica, motivata dal fatto che lui vive in Venezuela da tempo e gestisce grossi affari. Dell’Utri avrebbe ascoltato, avrebbe anche mostrato il suo interesse, indirizzando l’interlocutore verso Barbara Contini, l’ex-governatore di Nassiriya in Iraq ora candidata per il Pdl e responsabile per l’estero, ma senza troppa convinzione.

"Sì, va bene", avrebbe risposto senza sbilanciarsi: questa la sensazione che si percepisce negli ambienti di Reggio che conducono l’inchiesta, della quale è stato subito informato il ministro dell’Interno Giuliano Amato: il senatore di Forza Italia non avrebbe dato alcuna risposta compromettente.

I due si davano del tu e parlavano anche di altri affari, petrolio su tutti. E dall’inchiesta emerge anche che una persona dell’entourage di Dell’Utri avrebbe incontrato Micciché in Venezuela. "Potrebbe essere stata la stessa Contini", ammette il dirigente di Forza Italia. L’ex governatrice di Nassiriya in serata ha però negato ogni coinvolgimento: "Siamo completamente estranei alla vicenda", ha detto.

Alla voce del senatore gli investigatori della polizia sono arrivati ascoltando il telefono di Aldo Micciché, un uomo d’affari calabrese originario di un paesino della piana di Gioia Tauro trasferitosi da tempo in Sudamerica ma con forti agganci nella cosca calabrese dei Piromalli. Ed è stata proprio l’indagine sulla cosca dei Piromalli a far partire il nuovo filone sui possibili brogli elettorali.

La polizia ascoltava i Piromalli che parlavano con Micciché e ascoltavano Micciché che parlava con Dell’Utri e alla fine il quadro incrociato è apparso sufficientemente chiaro: l’imprenditore proponeva al senatore di Forza Italia un pacchetto di cinquantamila voti che i suoi amici mafiosi garantivano di poter procurare facendo truccare le schede del voto dei siciliani all’estero. Il ministro Amato, confermando di aver ricevuto la notizia dell’inchiesta sui brogli dai magistrati della Dda di Reggio Calabria, ha fatto sapere di aver già preso le contromisure necessarie: "Dopo aver ricevuto la notizia ho subito attivato il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista. Il voto per corrispondenza è fatto in modo che le buste si accumulino nei consolati prima di essere spedite in Italia. Mi auguro che i consoli se le siano tenute sotto il letto, tenendole d’occhio prima del trasferimento in Italia".

A Reggio, intanto, alla vigilia dell’insediamento del nuovo capo Giuseppe Pignatone, in Procura si respira un clima infuocato per la nuova fuga di notizie, tre giorni dopo quella relativa all’indagine del senatore De Gregorio filmato a cena con alcuni esponenti della ‘ndrangheta. I magistrati sono divisi in due fazioni. "In situazioni così delicate, si rischiano effetti negativi sull’inchiesta", dice il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell’indagine. "L’esito dell’indagine rischia di essere compromesso perché sono stati pubblicati particolari che non dovevano assolutamente venire fuori".

(12 aprile 2008)

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CUFFARO PARLA DI GIORNALISMO MAFIOSO contro FALCONE!!!

 

  

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2008 in Notizie e politica

 

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