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Incontriamoci su internet, sette giovani si suicidano…

27 Gen

L’assurda morte di un gruppo di adolescenti
LONDRA
La sgrammaticata stenografia
emotiva dei messaggi lasciati su Bebo, il social network degli
adolescenti britannici, potrebbe nascondere un sinistro culto del
suicidio che ha già falcidiato sette giovani di Bridgend, sonnolenta
cittadina gallese. Si sono impiccati uno dopo l’altro, nel giro di
pochi mesi, mentre sul sito, dopo ogni morte, comparivano monchi
epitaffi in stile SMS. Una cosa è certa: si conoscevano tutti.

La
polizia teme che persino il morboso cippo commemorativo virtuale possa
alimentare una perversa illusione di immortalità su Internet: «Forse
qualcuno di questi ragazzi si esalta all’idea di avere un tributo
postumo sul sito», azzarda un’anonima fonte dell’inchiesta, ora in mano
a un’apposita task force. La madre del ventenne Thomas Davies, che si è
tolto la vita l’anno scorso a ridosso del suicidio consecutivo di Dale
Crole e David Dilling, amici per la pelle e prime due vittime della
serie, accusa Internet di alimentare un pericoloso senso di irrealtà:
«Questi ragazzi non sanno comunicare i loro problemi con gli adulti.
Devono poter parlare con qualcuno, anche solo per telefono. Invece
passano ore davanti al terminale, o a mandarsi SMS».

Mentre
gli psicologi si scatenano a discutere se gli adolescenti abbiano perso
del tutto il senso della morte, e se le chat rooms su Internet
fomentino questa depersonalizzazione, gli inquirenti hanno intanto
sequestrato il computer di Natasha Randall, una bellissima ragazzina
diciassettenne che studiava da puericultrice e si è inspiegabilmente
tolta la vita alle sei del pomeriggio di giovedì scorso, con i genitori
in casa.

In coda all’ultimo messaggio di Natasha, lasciato sul
sito per commemorare il quinto suicida Liam Clarke, vent’anni, si
coglie un oscuro presagio: «RIP (riposa in pace, ndr), caro Clarky! Mi
mancherai. Ti voglio bene. Anch’io».

E’ vero che il Galles ha
un allarmante tasso di suicidio giovanile, di circa cinque volte
superiore a quello dell’Inghilterra, ma quell’«anch’io» potrebbe
nascondere il codice di un patto suicida. Due giorni dopo la morte di
Natasha altre due coetanee della stessa Bridgend hanno cercato di
suicidarsi. Una di loro è tuttora in rianimazione. Anche il padre di
Liam Clarke teme che una trama ferale unisca queste morti: «Non
sappiamo che cosa stia succedendo, è stranissimo che ci siano stati
tanti suicidi a Bridgend. Non sappiamo se sia un culto sinistro o se si
tratti di suicidi copiati, o se ci fosse un bizzarro patto suicida. Non
abbiamo idea di che cosa pensasse Liam, siamo all’oscuro di tutto».

Ecco,
all’oscuro. Nessuno ha ancora ricostruito la catena di autodistruzione
che lega la prima morte di un diciottenne disturbato, Dale Crole, che
era stato in riformatorio, a quella del suo migliore amico e coetaneo
David Dilling, a quella del tranquillo Thomas Davies, che col suo
sorriso pulito aveva appena rassicurato la madre che non le avrebbe mai
fatto del male seguendo l’esempio dei primi due e invece si è ucciso
dopo aver comprato il vestito per il loro funerale.

Nessuno ha
ancora capito che cosa c’entrino queste morti inutili con il successivo
suicidio di Zachary Barnes, un diciassettenne bravo e volonteroso,
amico di Davies, e con quello di Liam Clarke, e con quello di Gareth
Morgan, 27 anni e padre di una bambina di otto, che in città veniva
considerato un gigante buono.

Anche se è riluttante a usare la
parola «culto», Anne Parry, dell’organizzazione «Papyrus» per la
prevenzione del suicidio, dice: «Sono tre anni che ne parliamo. I
social network di Internet possono essere particolarmente pericolosi.
Possono dare molto appoggio ai giovani, ma possono anche fare l’opposto
e alimentare sensazioni suicide».

Una portavoce di Bebo
promette: «Collaboreremo con gli inquirenti e siamo impegnati a fornire
ai nostri membri un ambiente online il più sicuro possibile».

notizia : http://www.lastampa.it


Una notizia che pone immediatamente una reazione…ma internet cosa sta diventando??? Stiamo diventando davvero schiavi di questa tecnologia al punto da non socializzare più..al punto da non conoscere più una persona per strada perchè tanto "sappiamo" e "pensiamo" che su internet ne possiamo conoscere quante ne vogliamo ??? Stiamo davvero arrivando a tal punto ??? Questo è una domanda che mi sono posto da tempo…internet se usato bene è un valido alleato, maestro, disposto a fornirci tutte le risposte alle nostre continue domande quindi detta cosi…sembrerebbe  che sia uno strumento utile per studi, per fare magari delle ricerche, approfondimenti vari..ecc ecc….ma purtroppo internet non è solo usato per questi scopi. Non capisco, come un ragazzo si possa isolare dal mondo e comunicare solo tramite la rete ed arrivare al punto da trovare come migliore tra tutte le soluzioni che gli si pongono dinnanzi quella del suicidio..la domanda è…ma cosa c’e’ dietro a tutto cio’?? C’e’ qualche istituzione che plagia questi ragazzini con poca spina dorsale o è solo per il gusto di essere ricordati in qualche memoriale magari un sito ad hoc. Io sono veramente sempre più amareggiato…se questo è il prezzo che si deve pagare per il progresso per la crescita tecnologica ecc ecc..beh…allora sarebbe meglio che tutti noi ci cominciassimo a fermare e riflettere un po’ di più al fine di salvaguardare le future generazioni…

 
1 Commento

Pubblicato da su 27 gennaio 2008 in Notizie e politica

 

Una risposta a “Incontriamoci su internet, sette giovani si suicidano…

  1. irene

    27 gennaio 2008 at 09:47

    dio mio è una cosa tremenda…ma come si fa?????
    ma cosa sta succedendo nelle teste di tutti?????dove si arriverà??????
    una cosa è certa il mondo va a rotoli…..ditemi se sbaglio…….
    ricky passa dal mio blog ogni tanto ok???
    ciao irene

     

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