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LE CELLULE DELLA PELLE TORNANO BAMBINE CON POCHI GENI

21 Nov

ROMA – Bastano pochissimi geni per far tornare bambine le cellule
adulte della pelle umana. Senza ricorrere alla clonazione e senza
distruggere embrioni
, la tecnica sperimentata in Giappone e negli Stati
Uniti promette di aprire in futuro una nuova strada per terapie su
misura perché basate sulle cellule prelevate dagli stessi pazienti.
Regredendo nello sviluppo, infatti, le cellule umane sono diventate
simili a cellule staminali embrionali
. Gli esperimenti, descritti nelle
riviste Cell e Science, sono stati condotti in modo indipendente
rispettivamente da Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto, e da
James Thomson, dell’università del Wisconsin-Madison.


Il
risultato era stato in parte anticipato sabato scorso dal pioniere
delle ricerche sulla clonazione, Ian Wilmut, che commentando i nuovi
risultati aveva dichiarato di voler abbandonare la via della clonazione
terapeutica. L’esperimento giapponese e quello americano si basano su
ricette simili ma non identiche. In entrambi i casi sono partiti da
cellule di pelle umana (fibroblasti) e hanno modificato il loro
patrimonio genetico introducendo nel Dna quattro geni che sono attivi
esclusivamente durante lo sviluppo embrionale.


Il gruppo di
Yamanaka ha utilizzato i geni Oct3/4, Sox2, c-Myc, Klf4; quello di
Thomson i geni Oct4, Nanog, Sox2 e Lin28. Riaccendendo questi geni le
cellule hanno cominciato a "dimenticare" il loro programma e a
funzionare come cellule embrionali. Sono diventate cioé molto simili
alle cellule staminali di un embrione, anche se non identiche, e
potenzialmente pluripotenti, ossia capaci di dare origine a diversi
tipi di cellule adulte. Generano inoltre i classici tumori indotti
dalle staminali embrionali, i teratomi, e danno origine ai tre
foglietti embrionali che danno forma al feto
. Gli stessi autori delle
due ricerche avvertono però che è presto per dire che non ci sarà più
bisogno di studiare le cellule staminali embrionali.


E’
infatti necessario un continuo confronto fra queste e le staminali
ottenute per riprogrammazione prima di poter stabilire che i due tipi
di cellule possono essere equivalenti in un futuro uso terapeutico. La
strada da fare è ancora lunga, almeno quanto quella percorsa finora, da
tempo i due gruppi sono alla ricerca dei fattori capaci di azzerare il
programma di una cellula adulta senza ricorrere alla clonazione. Il
gruppo di Yamanaka, per esempio, ha cominciato questa ricerca su
cellule della pelle di topo, nelle quali aveva introdotto i geni Oct4,
Sox2, c-Myc e Klf4 ottenendo cellule staminali simili alle embrionali.
Soltanto nell’agosto scorso aveva dimostrato che da una di quelle
cellule riprogrammate era possibile ottenere un embrione.


"Le
cellule create in laboratorio fanno esattamente ciò che le staminali
embrionali sono capaci di fare
", ha osservato Thomson. "Forse – ha
aggiunto – sono clinicamente ancora più rilevanti di quelle embrionali,
perché non dovrebbero dare problemi di rigetto". Ottimista, Yamanaka,
sul futuro della ricerca: "ora dovremmo essere capaci di generare
cellule staminali umane e ottenere vari tipi di cellule, ad esempio
cardiache, epatiche, neurali. Queste saranno estremamente utili per
studiare le malattie, testare farmaci e, in futuro, aprire la via a
terapie cellulari su misura".


By ANSA

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2007 in Salute e Benessere

 

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